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Una distesa di quattro chilometri di sabbia soffice e compatta, suddivisa in quattro tratti con altrettanti punti d’accesso: Porto PagliaPunt’e s’ArenaPlag’e mesu e nella porzione più a Nord Funtanamare. La marina di Gonnesa è uno dei litorali più ampi, incantevoli e attrezzati della costa del Sulcis e dell’Iglesiente, confine tra i due territori dell’estremità sud-occidentale dell’Isola. Si distende all’interno del suggestivo golfo del Leone, delimitata a sud dalla settecentesca tonnara di Porto Paglia e a nord dal villaggio minerario di Fontanamare. La baia è incorniciata dai rilievi sulcitani, le cui verdeggianti propaggini si spingono fino a mare creando una meravigliosa sequenza di dorati litorali sabbiosi e di scogliere calcaree. A ridosso della spiaggia verdeggia una lussureggiante pineta. Poco oltre si trova la palude sa Masa, meta di appassionati di birdwatching, abitata da uccelli acquatici rari, come pollo sultano e anatra marmorizzata.

La parte più settentrionale ed estesa del litorale gonnese è Funtan’e Mari (in campidanese): lunga circa tre chilometri, selvaggia ed evocativa delle passate attività minerarie. La sabbia è fine, dalle tonalità tra dorato e rosato; la splendida policromia del mare va dal verde smeraldo all’azzurro; il fondale è basso e sabbioso per un lungo tratto, poi ciottoloso. Senza riparo di rocce per centinaia di metri ed esposta a venti e correnti

A fare da cornice e limite al litorale sabbioso ci sono dune fossili coperte di rigogliosa vegetazione, scogliere calcaree e le rovine del porto minerario del XIX secolo. Un tempo la località era interessata dalle attività estrattive e i carichi di minerale erano portati fino alla spiaggia e caricati in piccole barche, le bilancelle, che li trasportavano fino all’isola di San Pietro. Interessante da osservare anche lo sbocco di una galleria di scolo del 1875, nota col nome di Umberto I. Restano anche ruderi di fortificazioni militari della seconda guerra mondiale.

Anche Gonnesa è stata protagonista dell’epopea mineraria: ne sono testimoni vari siti dismessi, tra cui il villaggio Normann, la cui miniera di riferimento è vicina alla grotta di Santa Barbara, incontaminato gioiello della natura. Oltre che da resti di archeologia industriale, il territorio è punteggiato da siti preistorici, in particolare il villaggio di Seruci, il complesso nuragico più importante del Sulcis, costituito da un nuraghe complesso, un antemurale turrito, una tomba di Giganti e un villaggio di capanne.


 

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